Contrariamente a quanto accaduto in Veneto, al referendum consultivo per l’autonomia in Lombardia la partecipazione è stata bassa e ha coinvolto soltanto il 38,3% degli aventi diritto (con la differenza che il referendum lombardo non prevedeva il raggiungimento di un quorum). Il risultato del NO è stato trascurabile e perciò l’unico dato interessante da prendere in esame rimane quello dell’affluenza. Specularmente al caso veneto, qui l’analisi dell’affluenza serve a definire il profilo degli elettori che hanno disertato le urne, tenendo sullo sfondo l’imminente campagna per le elezioni regionali in cui ragionevolmente una parte significativa di questi astensionisti tornerà a votare.
Anche in questo caso, il valore attraverso cui misurare i dati dell’affluenza è la differenza percentuale dell’affluenza in ogni comune rispetto al valore regionale (d’ora in poi, semplicemente spread). Ad esempio, alle politiche 2013 nel comune di Pero (MI) l’affluenza aveva raggiunto un 78,3% di poco inferiore al 79,6% regionale, quindi con uno spread di -1,3%; alle elezioni europee dell’anno successivo, a Pero si era registrata un’affluenza del 70,8% con la regione al 66,4%, portando lo spread a +4,4%. Il beneficio principale che deriva dell’uso dello spread consiste nella possibilità di confrontare in modo omogeneo i risultati di diversi cicli elettorali: se al posto dello spread fosse stata usata direttamente la percentuale, il dato dell’affluenza alle europee del 2014 a Pero sarebbe stato apparentemente in calo rispetto alle politiche dell’anno precedente, quando invece, se contestualizzato, il dato della partecipazione era stato positivo. In questo modo si dovrebbe evitare l’errore di considerare come “sorprendente” un’affluenza scarsa in comuni dove l’affluenza è bassa da sempre, o viceversa.
Per valutare i risultati del referendum sull’autonomia, si può calcolare per tutti i comuni lombardi la media dello spread dell’affluenza dal 2008 al 20161 e confrontarla con il risultato di ieri. In questo modo è possibile individuare in quali comuni l’affluenza sia andata sopra o sotto le aspettative. Ad esempio, nel comune di Codogno (LO) la media pesata dello spread 2008-2016 è stata di -3,6%, a cui corrisponde un valore atteso tra il 34% e il 35% con un dato regionale di 38,3%. Il risultato effettivo del 37,8% può quindi essere considerato come sopra le attese di circa 3 punti, nonostante sia inferiore alla media regionale.
Nella mappa seguente i comuni vengono divisi in tre categorie:
- il colore verde scuro denota i comuni dove lo spread dell’affluenza al referendum consultivo ha superato la media 2008-2016 di almeno il 5%, cioè quelli l’affluenza è stata ampiamente sopra le attese;
- il colore verde chiaro denota i comuni dove lo spread dell’affluenza al referendum consultivo ha superato la media 2008-2016 di un valore compreso tra 0% e 5%, cioè quei comuni dove l’affluenza è stata leggermente sopra le attese;
- il colore azzurro denota i comuni dove lo spread dell’affluenza al referendum consultivo è stato inferiore alla media 2008-2016 di un valore compreso tra 0% e 5%, cioè quei comuni dove l’affluenza è stata leggermente sotto le attese;
- il colore blu denota i comuni dove lo spread dell’affluenza al referendum consultivo è stato inferiore alla media 2008-2016 di almeno il 5%, cioè quelli l’affluenza è stata ampiamente sotto le attese.

La mappa mostra una chiara divisione tra la parte settentrionale-subalpina e quella meridionale-padana della regione: quasi tutti i comuni delle province di Como, Lecco, Sondrio e Varese hanno registrato un’affluenza sopra le aspettative, mentre il dato declina progressivamente scendendo verso la pianura. Le province di Brescia e soprattutto Bergamo mostrano un’interessante contrapposizione tra i capoluoghi, dove l’affluenza è stata sotto le attese, e i rimanenti comuni che invece hanno sostenuto il referendum con maggiore partecipazione. I più seri problemi della campagna del SÌ hanno riguardato l’area comprendente Milano e Monza, che essendo molto popolosa (vi risiede circa il 40% della popolazione regionale) avrebbe richiesto un risultato stabilmente positivo in tutto il resto della regione per essere controbilanciata.
In modo divergente rispetto al caso veneto, il risultato dell’affluenza risulta anticorrelato, seppur in modo debole, con la densità di popolazione. Questo è dovuto al fatto che non solo le città principali, ma anche numerosi comuni medio-piccoli delle province di Cremona, Lodi, Mantova e Pavia hanno avuto un’affluenza sotto le attese. Nel grafico sotto, l’asse orizzontale rappresenta la densità di popolazione (in abitanti per km2) e l’asse verticale la differenza tra lo spread dell’affluenza al referendum di ieri e la media storica dello spread.

Per individuare il profilo politico degli elettori che hanno votato al referendum, si può mettere a confronto il valore sopra o sotto le attese dell’affluenza con la media 2008-2014 dello spread sulla media regionale dei principali partiti2: Partito Democratico, Forza Italia/PdL, Movimento 5 Stelle e Lega Nord. In questi grafici, l’asse orizzontale corrisponde alla percentuale dello spread dei partiti nei comuni mentre l’asse verticale indica ancora la differenza tra lo spread dell’affluenza al referendum di ieri e la media storica dello spread.
Come si poteva già intuire dalla mappa precedente, i comuni dove l’affluenza è andata sopra le attese sono quelli dell’area subalpina dove tendenzialmente la Lega ottiene i suoi risultati migliori. Allo stesso tempo, l’affluenza è stata più bassa nelle zone urbane e padane dove il PD normalmente supera la propria media regionale e lo stesso si può dire per quanto riguarda il M5S, che pure ha un elettorato non sovrapponibile a quello del PD. Forza Italia tende ad avere un risultato più omogeneo su tutta la regione e perciò il suo dato non presenta correlazioni significative.
Nel complesso, l’atteggiamento dei cittadini lombardi verso l’autonomia regionale non è paragonabile, in quanto a intensità, a quello dei veneti. Questo fatto può essere spiegato dalla combinazione di numerosi fattori: la mancata necessità di raggiungere un quorum, un sentimento “indipendentista” decisamente più tiepido rispetto a quello veneto, l’imminenza delle elezioni regionali che potrebbe aver spinto gli elettori dell’opposizione a non sostenere un referendum “politico” promosso dall’amministrazione uscente, e via dicendo. In ogni caso, l’ampia maggioranza degli elettori ha deciso di non esprimersi e può darsi che una parte di questi, per quanto idealmente favorevoli a una maggiore autonomia della regione, ritengano la questione di scarsa priorità e abbiano bisogno di altri temi per essere mobilitati. Per chiunque pianifichi una candidatura in Lombardia, trovare un equilibrio sul tema dell’autonomia regionale, sia sulla posizione in sé che sulla rilevanza da assegnarle nel proprio programma, richiederà scelte politiche e comunicative tutt’altro che banali.
1 Le elezioni considerate sono politiche 2008, europee 2009, regionali 2010, politiche 2013, regionali 2013, europee 2014, regionali 2015 e referendum costituzionale 2016 (per le elezioni politiche, viene considerato il dato cumulativo delle tre circoscrizioni). La media è calcolata assegnando un peso superiore alle elezioni più recenti (poiché le Politiche 2013 e le Regionali 2013 si sono svolte simultaneamente, il loro peso statistico è dimezzato). Nel caso di comuni di nuova istituzione, i risultati delle elezioni precedenti alla fusione vengono ricalcolati sulle nuove unità amministrative.
2 Lo spread per i partiti viene calcolato con la stessa procedura utilizzata per l’affluenza. Le elezioni considerate sono Politiche 2008, Europee 2009, Regionali 2010, Politiche 2013, Regionali 2013, Europee 2014 (per le elezioni politiche, viene considerato il dato complessivo sulle tre circoscrizioni). Il dato del M5S viene calcolato solo sulle ultime tre (nel 2008 e nel 2009 non era presente, mentre nel 2010 aveva percentuali troppo basse perché le variazioni fossero significative).



