Elezioni regionali in Lombardia: Lo scenario a pochi mesi dal voto

Nonostante il dibattito politico pubblico sia quasi esclusivamente incentrato su questioni nazionali e sull’imminente campagna per le elezioni politiche, nel 2018 andranno al voto anche alcune regioni, tra cui la Lombardia. Le elezioni in Lombardia avranno conseguenze rilevanti sullo scenario politico, sia perché si tratta della regione più popolosa d’Italia, sia perché, nel caso le elezioni politiche dovessero generare una situazione di stallo, l’esito delle regionali potrebbe diventare uno degli elementi in base a cui determinare “vincitori” e “perdenti” del ciclo elettorale.

Dato che non sono ancora noti con precisione i candidati presidenti, la composizione delle coalizioni e l’eventuale accorpamento con le elezioni Politiche, risulta al momento difficile svolgere previsioni affidabili sul risultato finale; ciò che invece si può fare è analizzare i dati dello storico elettorale per individuare alcuni elementi strutturali dello scenario. In particolare, le prospettive generali dei partiti possono essere valutate usando come indice di riferimento la differenza percentuale del risultato in ogni comune rispetto al valore regionale (per semplicità, da qui in avanti questo indice verrà chiamato spread). Ad esempio, alle Regionali 2013 nel comune di Cigognola (PV) il Partito Democratico ha preso il 30,3% contro un 25,3% regionale, con uno spread equivalente a +5%; alle Europee 2014 il PD ha preso a Cigognola il 34,5% contro un 40,3% in regione, per cui in questo caso lo spread ha un valore negativo di -5,8%. Il vantaggio principale di questo indice è la possibilità di confrontare in modo omogeneo i risultati di elezioni diverse: se invece dello spread fosse stata impiegata direttamente la percentuale ottenuta dal partito, il risultato del PD a Cigognola alle Europee 2014 sarebbe stato apparentemente in crescita rispetto alle Regionali dell’anno precedente, quando invece, nel contesto complessivo di quelle elezioni Europee, era stato piuttosto deludente.

Considerando lo spread dei partiti principali (PD, PDL/Forza Italia, Movimento 5 Stelle, Lega Nord) su tutti i comuni lombardi nelle elezioni dalle Politiche 2008 alle Europee 2014, è possibile calcolare per ciascun partito una media pesata 2008-20141. Per quanto in specifiche occasioni il voto in aree geografiche circoscritte possa essere stato influenzato dalla compresenza di elezioni comunali, la Lombardia conta più di 1500 comuni e questo numero è sufficientemente ampio perché i pattern complessivi di voto non ne risultino alterati.

Le mappe qui sotto riportano i risultati dello spread medio 2008-2014 per i quattro partiti (2013-2014 per il M5S). Per ciascuno, i comuni vengono divisi in tre categorie:

  • il colore più intenso denota i comuni dove lo spread medio è stato superiore al 5%, cioè quelli dove il partito in questione ottiene i suoi risultati migliori;
  • il colore di intensità media denota i comuni dove lo spread è compreso tra -5% e +5%;
  • il colore di intensità bassa denota i comuni dove lo spread è inferiore a -5%, cioè quelli dove il partito in questione ottiene i suoi risultati peggiori.
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Osservando le mappe, si può notare che il PD ha i propri (tradizionali) punti di forza nella cintura settentrionale milanese e nelle province confinanti con l’Emilia-Romagna, soprattutto Lodi e Mantova. I partiti del centrodestra, e particolarmente la Lega, ottengono le loro migliori prestazioni nella fascia subalpina. Intuitivamente, mettendo a confronto le mappa di Forza Italia e della Lega Nord si può intuire che i loro elettorati non sono del tutto sovrapponibili. Questo è confermato dai grafici seguenti, che mostrano la correlazione tra lo spread dei partiti e la densità di popolazione (abitanti per km2): il valore della densità è anticorrelato (-0,69) con lo spread della Lega, lasciando quindi supporre che il voto leghista sia più solido nei piccoli comuni e nelle zone rurali, mentre non si registra una correlazione significativa con lo spread di Forza Italia.

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Il M5S ha un risultato tendenzialmente omogeneo su tutta la regione, con alcuni picchi nell’area compresa tra Milano e Pavia. Per approfondire la composizione dell’elettorato grillino, è possibile analizzare la correlazione tra lo spread del M5S e lo spread degli altri partiti nella fase 2008-2010 (quando il M5S non era presente o competitivo): i valori di correlazione corrispondono a 0,40 con lo spread medio 2008-2010 del PD, 0,15 con lo spread del PDL e -0,54 con lo spread della Lega Nord. Nonostante la correlazione non sia forte, questo potrebbe suggerire che nell’epoca “pre-grillina” l’attuale elettorato del M5S fosse tendenzialmente orientato verso il centrosinistra. Per verificare questa ipotesi, si possono isolare i 100 comuni in cui il M5S ha uno spread più alto (che complessivamente contano più di 650000 abitanti) e controllare l’andamento degli altri partiti prima e dopo il 20132.

Nei 100 comuni in questione, nel periodo tra il 2008 e il 2010 il PD prendeva 2-3 punti più del risultato regionale e in seguito è sceso a livello della media. È però necessario tenere presente che questo calo è contenuto e che, per quanto riguarda le Europee 2014, potrebbe essere in parte motivato da variazioni nella composizione dell’elettorato del PD, che in quell’occasione era stato in grado di conquistare voti al di fuori del proprio bacino tradizionale. Di conseguenza, i dati suggeriscono che effettivamente il M5S tende a raccogliere più voti nelle zone urbane e di pianura dove anche il PD ha le proprie roccaforti, ma non consentono di fare affermazioni conclusive sulla provenienza del suo elettorato.

Il limite principale di un’analisi basata sullo spread risiede nel fatto che l’ultima elezione a livello regionale si è svolta nel 2014, quindi più di tre anni fa. Nel corso degli anni, questo ha portato alcuni commentatori a sovrastimare la rilevanza politica delle elezioni Comunali, prevedendo prima uno spostamento della regione verso sinistra trainato dal successo del PD nelle città principali (quando nel 2016 aveva sindaci eletti in tutti i capoluoghi di provincia) e in seguito un contro-spostamento verso destra legato ai risultati del 2017. Entrambe queste ipotesi non sembrano adeguatamente supportate dai dati.

Per quanto riguarda il presunto “red shift” della regione dovuto all’espansione del centrosinistra nelle aree urbane, si possono considerare i risultati del PD nei comuni superiori a 40000 abitanti3: lo spread del PD tra la regione e il risultato cumulativo in questi comuni non è variato in modo significativo negli anni recenti.

Un valore in leggera crescita è stato quello dell’affluenza in questo blocco di comuni (relativamente alla media regionale), però controbilanciato da un calo della popolazione complessiva: nel 2008 i comuni superiori a 40000 abitanti contavano il 29,5% degli elettori lombardi aventi diritto, scesi al 28,7% nel 2016. Il potenziale del centrosinistra nelle città è sicuramente interessante e sembra difficile immaginare un percorso vincente che non passi da una forte mobilitazione dell’elettorato urbano, ma i recenti successi alle elezioni amministrative non sono sufficienti per prevedere ulteriori spostamenti verso sinistra.

D’altra parte, poiché il sistema elettorale delle elezioni Regionali è a turno unico, i dati più indicativi delle elezioni Comunali dovrebbero essere quelli dei primi turni piuttosto che dei ballottaggi. Questo ridimensiona in parte il risultato alle ultime amministrative del centrodestra, i cui candidati in più di un caso hanno vinto il ballottaggio ma trovandosi in svantaggio al primo turno.

Un ulteriore fattore da considerare è l’affluenza, che alle ultime Comunali è stata particolarmente bassa e alle Regionali potrebbe essere anche di 10-15 punti superiore (soprattutto se dovesse esserci un accorpamento con le Politiche). Nel complesso, la rilevanza politica delle elezioni Comunali è sovrastimata: per quanto influenzate dal contesto nazionale, queste elezioni dipendono da numerosi fattori locali e i loro risultati non sono necessariamente predittivi rispetto alle future Regionali.

Lasciando da parte le elezioni Comunali, si può notare che, da quando le elezioni Regionali si svolgono con il sistema che prevede l’elezione diretta del presidente, gli italiani hanno mantenuto un atteggiamento relativamente freddo verso le ricandidature dei presidenti uscenti, che sono stati rieletti solo nel 52,4% dei casi. La serie è ridotta in quanto comprende solo 42 casi dal 2000 a oggi (il sistema entrò in vigore nel 1995), ma è sufficiente per affermare che la incumbency non costituisce un fattore decisivo. Questo dato non rappresenta una valutazione diretta sulle probabilità di rielezione del presidente Roberto Maroni, ma si limita a rilevare che essere un uscente non costituisce un fattore in grado di per sé di incrementare le chances di un’eventuale ricandidatura. Per quanto riguarda l’eventuale effetto dei candidati al consiglio regionale, gli elettori lombardi non hanno una particolare propensione a esprimere preferenze e perciò la composizione delle liste non dovrebbe avere un’incidenza rilevante sul risultato finale. La figura seguente mostra il rapporto tra la somma delle preferenze e dei voti di tutti i partiti alle Europee 2014 (l’ultima occasione in cui tutti gli elettori italiani hanno votato simultaneamente con le preferenze).

Un ulteriore fattore da tenere in considerazione è l’eventuale accorpamento delle Regionali con le elezioni Politiche (come avvenne nel 2013). Secondo gli ultimi sondaggi per le Politiche, a livello nazionale il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle si troverebbero tra il 25% e il 30%, con Lega Nord e Forza Italia intorno al 15%. Nelle elezioni nazionali recenti, in Lombardia il M5S è andato tendenzialmente di 5-6 punti sotto il suo risultato nazionale, la Lega (per ovvie ragioni) ha superato il suo risultato nazionale di una decina di punti, mentre il PD e Forza Italia hanno ottenuto valori simili a quelli nazionali. Di conseguenza, se si votasse oggi per le Politiche e gli ultimi sondaggi fossero corretti, il PD avrebbe buone probabilità di essere il primo partito in Lombardia pur mantenendosi sotto il 30%, mentre la Lega starebbe agevolmente davanti a Forza Italia. In ogni caso, da qui alle elezioni i risultati dei sondaggi potranno facilmente subire delle variazioni e, per quanto la campagna nazionale determinerà condizioni “ambientali” in grado di influenzare in modo rilevante il voto locale, le proposte politiche regionali manterranno una loro peculiarità.

In conclusione, ciò che si può prevedere è che, in una regione in cui convivono elementi sociali, politici e territoriali molto eterogenei, non basterà presentare un candidato presidente credibile e ben finanziato, ma sarà necessario costruire coalizioni abbastanza ampie da poter rivolgere in modo coerente messaggi specifici a diverse constituencies, operazione che nel passato recente il centrodestra è riuscito a realizzare in modo sufficientemente efficace. L’idiosincrasia del M5S per le coalizioni fa sì che la contesa risulterà probabilmente una partita a due, in cui il PD avrà delle possibilità di successo tanto più alte quanto più sarà capace di aggregare porzioni di società attualmente diffidenti verso il centrosinistra. È ancora presto per quantificare le probabilità dei diversi risultati, ma lo scenario politico regionale non presenta elementi strutturali che rendano il centrosinistra non competitivo a priori.

1 Le elezioni considerate sono Politiche 2008, Europee 2009, Regionali 2010, Politiche 2013, Regionali 2013, Europee 2014 (per le elezioni politiche, viene considerato il dato complessivo sulle tre circoscrizioni). Il dato del M5S viene calcolato solo sulle ultime tre (nel 2008 e nel 2009 non era presente, mentre nel 2010 aveva percentuali troppo basse perché le variazioni fossero significative). Fino al 2013, al posto di Forza Italia viene considerato il dato del PDL. La media 2008-2014 è calcolata assegnando un peso superiore alle elezioni più recenti (poiché le Politiche 2013 e le Regionali 2013 si sono svolte simultaneamente, il loro peso è dimezzato). Nel caso di comuni di nuova istituzione, i risultati delle elezioni precedenti alla fusione vengono ricalcolati sulle nuove unità amministrative.

2 Poiché lo spread è un valore relativo al risultato regionale, questo tiene già in considerazione il fatto che la presenza del M5S possa avere ridotto le quote degli altri partiti.

3 Milano, Brescia, Monza, Bergamo, Como, Busto Arsizio, Sesto San Giovanni, Varese, Cinisello Balsamo, Pavia, Cremona, Vigevano, Legnano, Gallarate, Rho, Mantova, Lecco, Cologno Monzese, Paderno Dugnano, Lissone, Lodi, Seregno, Rozzano, Desio.

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