Referendum 2017: Cosa è successo in Veneto

Al referendum consultivo per l’autonomia in Veneto ha votato il 57,2% degli aventi diritto, un dato sovrapponibile al 57,2% delle elezioni Regionali del 2015 (in cui i votanti furono circa 30000 in meno rispetto a ieri). Il risultato dello scrutinio non è stato sorprendente dal momento che, come prevedibile, gli unici elettori motivati a recarsi alle urne sono stati i sostenitori del SÌ che ha superato il 98% dei voti.

Alla luce di questo risultato, l’unico dato interessante da prendere in esame è quello dell’affluenza, per capire quali aree geografiche e quali elettori abbiano spinto la partecipazione verso questo risultato.

Per confrontare il dato di ieri con le elezioni precedenti, si può usare come valore di riferimento la differenza percentuale dell’affluenza in ogni comune rispetto al valore regionale (per semplicità, da qui in avanti questo valore verrà chiamato spread). Ad esempio, alle regionali 2015 nel comune di Torre di Mosto (VE) l’affluenza era stata del 66,9% contro un 57,2% regionale, con uno spread equivalente a +9,7%; al referendum costituzionale dell’anno successivo, l’affluenza a Torre di Mosto aveva raggiunto il 74,5% contro un 76,7% in regione, per cui in questo caso lo spread aveva avuto un valore negativo di -2,2%. Il vantaggio principale dell’uso di questo indice è la possibilità di confrontare in modo omogeneo i risultati di elezioni diverse: se invece dello spread fosse stata impiegata direttamente la percentuale, il dato dell’affluenza al referendum del 2016 a Torre del Mosto sarebbe stato apparentemente in crescita rispetto alle regionali dell’anno precedente, quando invece, rispetto al contesto complessivo, la partecipazione era calata rispetto alla media. Seguendo questo metodo, si evita l’errore di considerare come “sorprendente” un’affluenza alta in comuni dove l’affluenza è alta da sempre, o viceversa.

Per valutare i risultati del referendum sull’autonomia, si può calcolare per tutti i comuni veneti la media dello spread dell’affluenza dal 2008 al 20161 e confrontarla con il dato di ieri. In questo modo è possibile individuare i comuni dove l’affluenza è andata sopra o sotto le attese. Ad esempio, nel comune di Sommacampagna (VR) la media pesata dello spread 2008-2016 è di +5%: questo significa che, con un’affluenza regionale al 57,2%, a Sommacampagna ci si sarebbe potuto atendere un risultato tra il 62% e il 63%. Il dato effettivo è stato del 57,1% e di conseguenza può essere considerato sotto le attese, per quanto allineato alla media regionale.

Nella mappa seguente i comuni vengono divisi in tre categorie:

  • il colore verde scuro denota i comuni dove lo spread dell’affluenza al referendum di ieri ha superato la media 2008-2016 di almeno il 5%, cioè quelli l’affluenza è stata ampiamente sopra le attese;
  • il colore verde chiaro denota i comuni dove lo spread dell’affluenza al referendum di ieri ha superato la media 2008-2016 di un valore compreso tra 0% e 5%, cioè quei comuni dove l’affluenza è stata leggermente sopra le attese;
  • il colore azzurro denota i comuni dove lo spread dell’affluenza al referendum di ieri è stato inferiore alla media 2008-2016 di un valore compreso tra 0% e 5%, cioè quei comuni dove l’affluenza è stata leggermente sotto le attese;
  • il colore blu denota i comuni dove lo spread dell’affluenza al referendum di ieri è stato inferiore alla media 2008-2016 di almeno il 5%, cioè quelli l’affluenza è stata ampiamente sotto le attese.

La mappa mostra che l’affluenza è stata trainata principalmente dai territori compresi nel quadrilatero Verona-Vicenza-Treviso-Padova, oltre che dal bellunese (in cui peraltro si svolgeva anche un ulteriore referendum sull’autonomia della provincia), mentre è andata sotto le attese nelle città principali, nella porzione orientale della provincia di Venezia e nella parte del rovigotto confinante con l’Emilia-Romagna.

In realtà, per quanto nei capoluoghi di provincia la partecipazione sia stata bassa, l’affluenza non ha seguito dei pattern corrispondenti a una divisione tra aree urbane e rurali. Per convincersene si può osservare il grafico seguente, in cui l’asse orizzontale rappresenta la densità di popolazione (in abitanti per km2) e l’asse verticale la differenza tra lo spread dell’affluenza al referendum di ieri e la media storica dello spread: di fatto, non vi è correlazione né anticorrelazione tra queste due serie di valori.

Passando a una prospettiva più politica, si può analizzare la correlazione tra il valore sopra o sotto le attese dell’affluenza e i risultati dei candidati presidenti alle elezioni regionali 2015. Questi grafici sono analoghi ai precedenti, con la differenza che ora l’asse orizzontale corrisponde alla percentuale ottenuta dai candidati nei comuni.

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Si può notare che, come prevedibile, l’affluenza è andata meglio nei comuni dove Luca Zaia aveva ottenuto i suoi risultati migliori, mentre lo stesso non si può dire riguardo ad Alessandra Moretti, Jacopo Berti e Flavio Tosi. In particolare, sembra che gli elettori di centrosinistra abbiano mostrato un atteggiamento relativamente freddo nei confronti del referendum e certamente non sono stati loro a spingere la partecipazione oltre il 50%.

Nel complesso, il tema dell’autonomia regionale è molto complesso e un referendum, che impone una scelta binaria SÌ-NO, non è lo strumento più adatto per comprendere le motivazioni e le posizioni approfondite dell’opinione pubblica. I cittadini veneti hanno inequivocabilmente mostrato un atteggiamento benevolo verso la possibilità di una maggiore autonomia, anche e soprattutto nel confronto con le loro controparti lombarde; ma il perché siano andati a votare, il significato che attribuiscono alla nozione di autonomia e le aspettative in base a cui valuteranno la trattativa tra la regione e lo Stato, costituiscono questioni le cui risposte non possono giungere soltanto da un’analisi dei risultati del referendum. Una seria e strutturata ricerca di opinione potrebbe fornire parte di queste risposte.

1 Le elezioni considerate sono politiche 2008, europee 2009, regionali 2010, politiche 2013, europee 2014, regionali 2015 e referendum costituzionale 2016 (per le elezioni politiche, viene considerato il dato cumulativo delle due circoscrizioni). La media è calcolata assegnando un peso superiore alle elezioni più recenti. Nel caso di comuni di nuova istituzione, i risultati delle elezioni precedenti alla fusione vengono ricalcolati sulle nuove unità amministrative.

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